Le Quattro Tribù

E’ questo il titolo di uno dei giochi probabilmente più avvincenti del nostro patrimonio ludico. Lo riportiamo qui sotto ed è tratto dal testo Reti di formazione alla nonviolenza. Viaggi in training (1992-1998), Torino 1999, scritto a sei mani dagli allora soci Enrico Euli, Antonello Soriga e dal sottoscritto.

Dopo averlo letto dovrebbe giungervi opportuna la domanda: tu a quale delle quattro tribù hai sentito di appartenere Covid-19 imperante? E a quale oggi, alle porte della FASE 3? C’è stato un passaggio di tribù o la situazione è rimasta invariata?

Perché questo gioco sarebbe tanto avvincente?

E’ presto detto. A mio avviso rappresenta il paradigma della combinazione dei due fondamentali elementi, lo spazio e il tempo, che entrano in gioco tutte le volte in cui dobbiamo impostare una tra le tante possibili strategie di azione, posto che dobbiamo considerare tali anche  tutte quelle inconsapevoli e ispirate al caso e persino  quella che si affidasse passo passo all’ esito del lancio, per così dire, della moneta. Si  parla tanto oggi, non a caso, della strategia del “navigare a vista”, certo meno casuale di quella del “camminare alla cieca” o del “brancolare nel buio”.

Ecco degli esempi per spiegare come spazio e tempo hanno potuto agire e come continuano a farlo tutt’oggi.

Chi ha vissuto l’isolamento forzato da emergenza sanitaria in una casa angusta e con molti familiari, sicuramente si sarà sentito costretto in condizioni di poco spazio; ma avrà goduto anche di molto tempo? Questo sarà dipeso dal fatto se ha o meno un lavoro (se ce l’ha…) che si può svolgere a distanza…ma se si è trattato di una lavoratrice che ha dovuto occuparsi di figli piccoli…

Ciascuno di noi può, insomma, sulla base dello strumento che proponiamo, fare un’analisi sulla propria condizione mettendo in relazione i suddetti fattori secondo le diverse combinazioni possibili.

Potrebbe essere questa, in effetti, una chiave di lettura di molti aspetti della nostra vita e persino di spiegazione di molti conflitti…Potrebbero quei due parametri, costituire elementi su cui si giocano alleanze e affinità? E persino su cui si può svolgere un discorso sul potere?

Per dare una possibile risposta non bisogna trascurare inoltre che il fattore soggettivo gioca una ulteriore interessante funzione di “rimescolamento delle carte in tavola”: nel senso che chi in astratto appartiene al gruppo di coloro che dispone di molto tempo e molto spazio, potrebbe non sentirsene avvantaggiato. Infine, non va trascurata una dimensione qualitativa dei due elementi: di che tipo di tempo e di spazio stiamo parlando?

Così pure chi non ha un lavoro, come detto, può in astratto considerarsi come colui che avrebbe a disposizione molto tempo, ma di che tipo?

Anche il condannato all’ergastolo ha davanti a se, chi può negarlo?, molto tempo  e persino molto spazio se accadesse come nei racconti di fantascienza in cui si usano pianeti disabitati per “confinare” i condannati, ma certamente non si tratta quasi mai di risorse che si possono mettere a frutto….date le condizioni. Salvo pensare a situazioni estreme, ugualmente di ispirazione letteraria, come nel romanzo di Jack London, Il vagabondo delle stelle, Milano, 2005 o quella, sempre di ambientazione carceraria, del romanzo di Oriana Fallaci, Un uomo, Milano, 2014, in cui l’assenza di spazio viene giocato come presupposto per ottenere risultati altrimenti impossibili…

E’ noto, infatti, che quando si vivono situazioni problematiche il tempo lo si potrebbe percepire come rallentato, se si pensa a chi svolge un lavoro ripetitivo o lo ricerca intensamente, ma anche al contrario molto accelerato, come nel caso di chi sia consapevole di avere una malattia incurabile e dall’esito infausto.

Non va comunque trascurato che il gioco delle quattro tribù propone un ulteriore e fondamentale livello di lettura, costituito dall’accordo che viene richiesto ai loro componenti su come gestire la propria condizione. Cioè un piano riferito alla ricerca del consenso sulle regole di convivenza da ritenersi efficaci all’interno delle coordinate spazio-temporali di riferimento.

Ancora una volta dall’esercizio potrebbe scaturire una interessante metafora della nostra a attuale situazione riassumibile in una serie di interrogativi, quali, ad esempio, se siamo effettivamente capaci di decidere i nostri tempi di vita, e quali iniziative, se no,  possiamo adottare per diventarlo. Se non vi sia una connessione tra la dimensione tempo e quella spaziale, per cui si può dire di essere in grado di gestire i nostri tempi senza disporre di spazi che lo consentano. Sino a pensare se ci possano essere scelte organizzative, umane, abitative, urbanistiche più o meno adatte al controllo dei nostri tempi di vita.

Ciò che è successo durante l’emergenza sanitaria, è stato non solo l’aver subito la costrizione spaziale ma pure il riallineamento, con rischi di contaminazione e persino di confusione, dei vari livelli temporali, a cominciare da quelli lavorativo, affettivo e familiare.

Oggi dovremmo pensare a soluzioni di vita, a cominciare da quelle che riguardano lo spazio fisico, ma non solo,  il meno possibile “cronovore”.  Ossia alternative a tutte quelle soluzioni organizzative che riducono i nostri margini decisionali sulla risorsa tempo. Si tratta, invero, di una tematica che merita una riflessione approfondita, non foss’altro perchè i luoghi che “mangiano il nostro tempo” sino ad un certo punto sono permeabili alle nostre decisioni di segno contrario.

Allora, se non da soli, ma sulla base di accordi presi con altri, così da introdurre la dimensione comunitaria, che il gioco delle Quattro tribù ci propone, si possono ottenere maggiori risultati?

 

 

Pier Gavino Sechi.

 

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