Viva la famiglia viva

 

Cade proprio a pennello questa giornata mondiale della famiglia. Un luogo fisico e affettivo duramente messo alla prova in questo inedito periodo di emergenza sanitaria.

Non c’è disciplina scientifica che non si sia dovuta interessare della famiglia, sia nel bene che nel male.

Basta che vi sia nascita che vi è famiglia, anche se addirittura per l’economia si può avere famiglia, intesa come soggetto economico dedito al consumo, anche se si vive da soli…

Impossibile elencare le funzioni che assolve per ciascuno di noi…e dunque arduo dare conto della sua importanza per la vita di tutti i giorni. Potremmo anche vivere da soli che comunque proveniamo da una famiglia che ci ha forgiato nei primi dieci anni di vita, quelli definiti come decisivi per le successive fasi di vita.

Questa constatazione però non deve indurci a ritenere che sia già tutto scritto…anche se effettivamente il contesto familiare si presta a rendersi impermeabile ai cambiamenti che ciascuno dei suoi componenti manifesta all’esterno…

Per cogliere questo aspetto ambivalente di equilibro tra forze centrifughe e centripete di questo singolare luogo proponiamo, come al solito, l’esercizio che trovate sotto. Divertente e denso di significato se accompagnato alla riflessione…prima di uscire dalla capanna dopo l’emergenza sanitaria, rischiando che tutto torni prima…senza ricordarci che la nostra casa non è un albergo…

Alcuni tratti centripeti (o centrifughi?) darebbero molti spunti divertenti se non ce ne fossero anche di molto tragici in ciò che racconta Daniel Pennac nel suo libro Diario di scuola, Milano 2008. Durante la visione del docufilm su di lui, ormai affermato scrittore a livello internazionale, la madre centenaria, si rivolge all’altro figlio Bernard e gli chiede, in modo raggelante, “Se la caverà prima o poi?”

Questo copione tuttavia non dev’esser dato per scontato…ciò che in fondo ci comunica, infatti, non è solo la difficoltà del figlio scrittore affermato a portare dentro la famiglia ciò che realizza al di fuori, ma pure la difficoltà della madre ad accettare i risultati del suo lavoro educativo. Addirittura forse li rimuove affogandoli nel senso di colpa per non essere stata una buona madre…Chissà.

Ciò che conta è che l’episodio, simile a tanti altri che hanno costellato la nostra faticosa presa delle misure a quella pedagogia che Daniele Novara, nel libro L’ascolto si impara, Torino 1997, chiama “la pedagogia delle sofferenza”, ci aiuta ad una lettura relazionale e processuale.

In altre parole ci aiuta a inquadrare il contesto famiglia secondo le sue fondamentali peculiarità, in quanto non solo luogo ma luogo di relazioni…tra persone.

E ciò è sostanziale perché se da questo punto di vista ciò accomuna la famiglia ad altri contesti in cui la nostra costituzione afferma si svolga la personalità umana, dunque come il gruppo di amici, la scuola e il posto di lavoro. Elemento assolutamente suo proprio sta però nel fatto che in quel contesto convivono genitori e figli.

Si tratta di una differenza fondamentale, dal momento che alla nascita di un figlio il genitore non solo modifica le sue priorità valoriali, non solo da un nuovo significato alla proprietà privata, ma vive l’esperienza di chi ha di fronte a se qualcuno che ha la funzione naturale di dovergli sopravvivere.

Da questo punto di vista la memoria corre a quel racconto zen in cui il consigliere di corte riceve l’incarico di formulare l’augurio ai regnanti dello Stato vicino e viene chiamato a rapporto per la lapidarietà del messaggio proposto, che così recitava: che il padre muoia prima del figlio. Costretto a fornire una giustificazione per un augurio così funereo, il consigliere non deve fare molta fatica nel far capire che in verità si tratta di un messaggio semplice ma molto augurale…si tratta di auspicare che la vita vada secondo natura poiché a nessuno potrebbe accadere fatto più tragico di sopravvivere alla morte di chi ha generato.

Certo è che questa funzione, che Hans Jonas nel suo libro Principio responsabilità, Milano 1979, erge al rango di esempio di generosità, al pari di quella del vero statista, altrettanto impegnato nel garantire il futuro a chi viene dopo di noi, merita qualche considerazione in più…

E non si tratta solo di essere destinataria di maggiori sussidi, ma ad esempio d ricevere quella particolare attenzione per uscire dalla morsa del paradosso per cui…gestire la guida dei propri figli viene considerata operazione meno importante e meno gravida di conseguenze negative, rispetto a quella di guidare una macchina….

Altro aspetto che rivela una sorta di lapsus risiede in ciò che dicevamo in apertura…per la scienza economica la famiglia è il soggetto economico che svolge l’attività rivolta al consumo.

Come l’impresa è quello che svolge l’attività economica destinata alla produzione di beni.

Troppo facile notare come queste due funzioni, economicamente complementari (perché produrre se non ci fosse compra?)  sono tutt’altro che complementari su altri versanti, come in particolare, ad esempio, quello della capacità di effettuare le scelte. E non si ratta solo di giustificare l’asimmetria invocando, in questo caso non a proposito, l’impossibilità di essere razionali sino in fondo (come sostiene la teoria della razionalità limitata). Si tratta, invece, di prendere atto che mentre per produrre chiunque può confermare che vengono messe in campo enormi risorse in termini sia economici che formativi e culturali, il soggetto che consuma è lasciato a se stesso…malgrado i timidi tentativi di nicchia del consumo responsabile tacciato come episodio della irrisa concezione della decrescita felice.

Eppure, non possiamo non aver presente in questa fase di ripartenza che se noi consumatori abbiamo in economia la qualifica di famiglia è perché l’economia deve riconnettersi alla sua originario significato etimologico di legge della casa: dal monolocale all’intero pianeta Terra…l’unica casa che abbiamo…

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