Movida o….Covida?

A leggere i giornali di ieri, 21 maggio 2020, sembra sia questo il vero dilemma che attanaglia l’umanità che cerca disperatamente di tornare alla vita post covid: la cosiddetta fase 2…formula che trasferisce sul piano linguistico un desiderio di controllo in realtà saldamente nelle mani, invece, del generale Covid-19.

E come dopo quarant’anni di dittatura, dopo la caduta del Generale Franco (el Caudillo) in Spagna, il popolo, assetato di libertà riprendeva a muoversi…allo stesso modo, appena le truppe del Generale Covid sembrano cacciate dalla città, queste tornano di colpo a somigliare a quel frutto caduto dall’albero che viene attaccato da assembramenti di formiche…

La suggestione è forte ma ciò che colpisce è il riduzionismo con cui si descrive questa nuova fase di complessità.

Il fenomeno della movida post covid, una movida scolorita in covida, viene usata per stigmatizzare comportamenti giovanili che vorrebbero confermare la testavuotaggine della gioventù odierna come una sorta di fase 2 dei bamboccioni. Sennonché si tratta della ripresa dello sport nazionale del lancio delle etichette che come post-it vengono attaccate più per tranquillizzare gli etichettatori che niente di nuovo c’è sotto il sole, che per l’effettivo desiderio di capire…tradendo una sorta di ritorno a un passato rettiliano più che un atterraggio su un nuovo pianeta

Invece dalle rilevazioni di questi tre mesi di ritiro sociale forzato, risulterebbe il dato confortante che da parte dei giovani c’è una forte consapevolezza dei doveri di prevenzione sanitaria… (vedi ad esempio le Reti solidali )

Ciò dimostrerebbe allora che il vero ostacolo alla lettura delle complessità non è la semplicità ma lo schematismo di chi ha fretta e ripone i libri alla rinfusa nella libreria dopo averli spolverati…il caos, in questo caso, diventa peggiore della polvere…

Uno dei modi per combattere il rinsorgere del malattia dello schematismo può essere quello della lettura e, garantendo le cautele sanitarie, della pratica, del gioco “Bomba, scudo portafortuna” tratto da una nostra valigetta degli attrezzi: il già citato libro Reti di formazione alla nonviolenza, Torino 1999 (vedi sotto).

 

Si tratta di un esercizio molto interessante in quanto fa capire che sono appena sufficienti tre elementi all’interno di un contesto di persone che fanno scelte di comportamento individuali, per produrre un effetto di turbolenza rispetto alla quale la movida (nel suo primo significato di movimento) si riduce ad una semplice chiacchierata tra quattro amici al tavolo di una churreria.

Poiché ciascuno di noi si muove per raggiungere i propri obiettivi, cercando di conquistarsi i fattori positivi e di stare alla larga da quelli negativi…tale gioco è un buon allenamento per imparare a conciliare determinazione verso l’obiettivo e visione di insieme di un contesto in cui si muovono altri da noi. Ciascuno, come noi, dotato di libertà di scelta e capace di muoversi per obiettivi magari opposti ai nostri…secondo strategie che ostacolano la nostra…Una volta, durante un training, capitò persino che due persone si fossero scelte incrociandosi in questo modo: una era il portafortuna dell’altra, ma questa era stata designata come bomba…dal suo portafortuna!

Come si vede bastano dunque appena tre elementi perché in un gruppo si produca qualcosa di simile al moto perpetuo di una molecola complessa. E più ci si muove per scansare la propria bomba, stare vicino al proprio portafortuna e stare dietro al proprio scudo, più la velocità di movimento del gruppo diventa caotica senza che però possa determinarsi ciò che accade in natura: cioè un cambio di stato. Il passaggio dallo stato solido a quello liquido ad esempio…

In natura infatti è possibile che dai cambiamenti tutti interni ad una data struttura si faccia un salto e si passi al cambiamento della struttura stessa.

E’ noto come in letteratura questo fenomeno venga descritto come il passaggio da una forma di cambiamento di tipo 1 a quella di tipo 2 (vedi Paul Watzlawick in Change, Roma 1974).

Ma come portare a livello di contesto umano questo concetto? Si tratta di una vera e propria sfida date le carenze che la nostra specie manifesta, tra le altre, nel distinguere appunto tra complessità e schematizzazione: difficoltà di cui sembra aver fatto le spese un concetto invece fondamentale: la semplicità, a torto considerata sinonimo di schematicità, anziché una forma di complessità.

Una caratteristica che ci sembra poter tranquillamente assegnare al gioco che abbiamo indicato è, infatti, quella della semplicità, nella misura in cui tratta la complessità all’interno di una scala di ordine logico inferiore, ma non ridotto nei suoi elementi essenziali, allo scopo di rendere quel concetto apprendibile e oggetto di esperienza.

In fondo non si tratta di un’operazione molto diversa da quello che fa la statistica allorché estende le caratteristiche del campione significativo al resto della popolazione.

Senza il gioco e la statistica, dunque, non potremmo allenarci alla complessità e aver scoperto la nuova e promettente saggezza dei giovani contro il Generale Covid…

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