Detective

Premessa.

Man mano che viviamo le esperienze concrete come le interpretiamo? Come individuiamo, alla stregua di un detective,  le cause di ciò che ci capita? E una volta imboccato un percorso interpretativo, siamo in grado di modificarne i presupposti davanti al classico vicolo cieco?

A questi e ad altri interrogativi dello stesso segno cerca di dare una risposta il bellissimo gioco che presentiamo oggi dal titolo Detective.(vedi sotto)

I processi di attribuzione

Ma che differenza c’è tra il detective e chi si trova costantemente immerso nella realtà? La domanda appare giustificata da questa semplice osservazione. L’investigatore spesso viene chiamato sulla scena del crimine una volta che questo si è verificato. Ciascuno di noi, invece, potrebbe essere paragonato ad un giocatore che in videogioco deve scansare i pericoli man mano che questi si parano davanti a velocità variabili (dipende dal livello cui siamo giunti).

Certo, un certo grado di difficoltà ad avere chiaro il quadro generale della situazione è comune ad entrambi. Il detective è come se debba ricomporre un puzzle senza l’ausilio dell’immagine-guida della scatola che conteneva le tessere, e il giocatore è schiacciato dalla tensione e deve solo stare attento a ciò che in ogni momento si presenta davanti a sè.

In Detective avviene che almeno due gruppi che operano separatamente sono chiamati a costruire una narrazione man mano che vengono loro comunicati nuovi elementi. Questo gioco fa il paio con il lavoro che ci chiese di svolgere Paolo Rigliano durante un corso di formazione sulle problematiche familiari.

Lo ricordo con molta chiarezza in quanto ogni nuovo particolare poteva confermare o mettere a dura prova il quadro di ipotesi sino a quel momento costruito. Mettendo in gioco, in questo secondo caso, tutti i tentativi di resistenza del quadro esplicativo consolidato. E soltanto in caso di estrema incompatibilità tra esso e le novità si procedeva a modifiche più o meno significative secondo una valutazione di verosimiglianza.

Ciò in aderenza alla legge della parsimonia, secondo cui non bisogna ricorrere ad altre soluzioni sino a che quella disponibile non continua ad esserci utile.

 

 

 

 

———–CONTINUA——–

Pier Gavino Sechi.

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